La rivoluzione degli smartphone degli ultimi anni ha portato alla diffusione ormai capillare di questi dispositivi mobili, utili strumenti per il lavoro ed il tempo libero. Per quanto riguarda la produttività i vantaggi sono notevoli, dal momento che l’accesso ad internet consente di rimanere sempre aggiornati tramite e-mail e di interagire con l’azienda in tempo reale anche quando ci si trova fuori sede.
Nonostante gli indubbi aspetti positivi, l’introduzione degli smartphone a livello professionale sta anche causando nuovi problemi legati allo stress, e non solo. Sono questi i risultati di una ricerca promossa da Randstad nel suo programma Work Monitor che ha coinvolto i lavoratori di una trentina di nazioni in tutto il mondo. Essere sempre raggiungibili implica infatti la possibilità di essere potenzialmente contattati 24 ore su 24, sette giorni su sette, dal proprio capo, e ben il 39% dei datori di lavoro italiani dichiarano di pretendere una simile reperibilità dai propri subordinati. Dall’altra parte, oltre il 30% dei lavoratori dichiara di essere fortemente stressato dai referenti lavorativi, al punto che persino la loro produttività ne risente.
Sembra che dunque le nuove dinamiche lavorative introdotte dalla diffusione degli smartphone siano un misto di luci ed ombre, e sono in particolare gli italiani a risentire delle sollecitazioni legate al cosiddetto tecnostress. Il 32% dei connazionali intervistati, infatti, ha dichiarato che le tensioni legate alla reperibilità continuativa influiscono negativamente sull’umore e sui rapporti interpersonali.
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